E-commerce: il mercato è maturo. E le aziende?
Nel 2002 il commercio elettronico in Italia generava un volume di fatturato pari a 711 milioni di euro; dopo sette anni e una generalizzata crisi dei consumi, le aziende italiane nel 2009 hanno sviluppato grazie al web vendite al consumatore finale per quasi 6 miliardi di euro.
Basterebbe questo dato a dare la misura di quanto l’e-commerce, oggi, non sia più soltanto un’opportunità ma sia diventato una realtà di mercato prioritaria e strategica.
Un confronto con i negozi tradizionali risulta ancora più impietoso: nell’anno appena trascorso hanno chiuso oltre 100.000 punti vendita, a fronte di 65.000 nuove aperture; le vendite online invece hanno retto la congiuntura e sono rimaste stabili rispetto al 2008, con addirittura un aumento dell’1%, nonostante la crisi e nonostante le tante iniziative promozionali attivate nel 2009 dal mondo offline.
L’e-commerce italiano continua pertanto la sua costante crescita non solo dal lato della domanda (6 milioni sono oggi gli italiani che comprano online), ma anche dal lato dell’offerta con brand importanti che hanno iniziato la loro attività di commercio elettronico, con realtà native ormai solide e consistenti (Internet Bookshop ha chiuso il 2009 con un fatturato di 45 milioni di euro) e con modelli di business nuovi e originali.
La fase economica che stiamo attraversando diventa un’ulteriore spinta a un’evoluzione molto rapida, a prescindere dall’e-commerce: i canali distributivi tradizionali sono scossi, ristrutturati e reinventati a causa della crisi. Le aziende iniziano a considerare l’e-commerce non necessariamente in concorrenza con la distribuzione esistente ma come integrazione e potenziamento del patrimonio già presente. Le strategie di vendita online sono pensate in base alla necessità di collaborare con la distribuzione tradizionale e di incentivarla.
Un altro elemento interessante è che rispetto agli altri paesi in Italia la quota di e-commerce che vende prodotti è minore, se confrontata a quella dei servizi. Vi è quindi un terreno di crescita potenziale molto ampio, in un paese in cui la vocazione manifatturiera e artigianale è forte e di qualità.
In questa fase quelle aziende “tradizionali” che riusciranno a prendere posizione potrebbero essere i leader dei mercati online in uno scenario post-crisi in cui operatori, strategie e canali distributivi saranno molto diversi da quelli attuali.
In che modo l’e-commerce può appresentare uno strumento efficace di sviluppo anche per tutte quelle piccole e medie imprese che sono ancora legate a modelli tradizionali e destinati sempre più a scomparire? Come costruire un progetto e-commerce di successo?
Sono tre gli aspetti che hanno determinato la crescita del commercio elettronico (e che ne costituiscono il vantaggio competitivo).
1. Il nuovo profilo dei consumatori: dal lato degli utenti, vi è una crescita nella dimestichezza all’utilizzo della rete nel processo di acquisto. In particolar modo la quasi totalità dei navigatori utilizza i motori di ricerca (95% degli utenti web), i portali specialistici (come Ebay) ed i siti di comparazione prezzi (come ad esempio Kekoo, 45%). In tempi di ristrettezze diventa fondamentale la ricerca delle migliori condizioni di acquisto. Sempre più spesso, se non sei in rete non esisti.
2. La possibilità di raggiungere nuovi mercati; il web può rappresentare per molte aziende – soprattutto PMI – l’unico canale di vendita accessibile per aggredire nuovi mercati, in Italia ma soprattutto all’estero. Ci sono molte piccole-medie aziende che hanno ottimi prodotti ma non hanno distributori o negozi propri. Realizzare un progetto di e-commerce e promuoverlo online ha dei costi oggi largamente affrontabili anche per una PMI.
3. L’abbassamento dei costi (e dei prezzi al cliente finale), ma non della marginalità: il maggiore volume di vendite, la possibilità di creare e comunicare promozioni e offerte con estrema facilità e senza ulteriori investimenti pubblicitari, la riduzione dei costi di intermediazione consentono di proporre sul mercato prodotti a prezzi sensibilmente inferiori rispetto alla distribuzione tradizionale.
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bell'articolo
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